Le tecniche nel Karate

Tecniche Karate Parata

La tecnica rappresentativa del Karate è la parata, in quanto:

Karate ni sente nashi” – il Karate non è metodo di offesa

La parata deve quindi indurre all’interruzione del combattimento senza creare danno, se possibile, al proprio avversario

Uke” (parata) deriva dal verbo “ukero“, che si traduce come “accogliere“.

Sapremo col tempo, la pratica e la corretta posizione mentale, come spegnere, deviare o interrompere, a seconda delle situazioni, un attacco diretto contro di noi.

Il Saluto nel Karate

Saluto nel Karate

Inizio dicendo che quanto scriverò è la mia personale visione, nata dall’interpretazione di quanto esperito e conosciuto fin qui.

La lezione si svolge tradizionalmente in un luogo chiamato “Dojo“: Do è la traduzione del termine cinese “Tao” che rappresenta “la via”, in parte fatta di evoluzione terrena e in parte di trascendenza spirituale; da qui il termine “Jo” = luce. Così l’uomo giunge all’illuminazione, ad una visione più alta del senso delle cose e della vita.

Ci si spoglia degli abiti, si indossa la divisa usata per la pratica, il “Karateji” o “Keikoji” (erroneamente chiamato “kimono”), abbandonando simbolicamente le proprie sovrastrutture mentali e ci si consegna all’arte nella più completa semplicità.

Il saluto, ripetuto all’inizio e al termine di ogni esercizio, ha il compito di sintonizzare il corpo fisico con il corpo metafisico e spirituale.

Le forme di saluto, principalmente due, si chiamano “ritzu rei”, saluto in piedi con inchino, e “zarei”, saluto eseguito stando seduti sui talloni e ripetendo un inchino ancora più profondo. Filosoficamente il primo è connotato in termini meno meditativi del secondo, ma entrambi debbono esprimere rispetto e sincerità.